Inaccettabili gli investimenti israeliani in Italia quando le vite e i diritti dei Palestinesi sono calpestati.

Inaccettabili gli investimenti israeliani in Italia quando le vite e i diritti dei Palestinesi sono calpestati.

Il “Circolo Tavo Burat – Pro Natura” ha presentato in procedura VIA diverse osservazioni sul progetto di un nuovo impianto agrivoltaico da 47 MW in Cavaglià (BI) Santhià, Carisio, Formigliana (VC), proposto da “ECONERGY SOLAR PARK 3” S.r.l, una società italiana del ramo europeo della società israeliana Econergy Renewable Energy Ltd ECNR, società quotata alla borsa di Tel Aviv.

In aggiunta a varie osservazioni di natura tecnica, in particolare per la tutela del riso DOP Baraggia, produzione incompatibile con l’agrivoltaico, è stata formulata una osservazione, al punto 10, relativa all’investimento di una società che ha sede legale in uno Stato accusato di genocidio, che qui di seguito si riporta integralmente:

10) Investimenti israeliani

Il Circolo Tavo Burat – Pro Natura ritiene moralmente inaccettabile che investitori israeliani operino nel nostro territorio con risorse economiche accresciute grazie al genocidio perpetrato da Israele a danno del popolo Palestinese.

Non solo tutti gli indici della borsa di Tel Aviv sono notevolmente cresciuti dal 7 ottobre ad oggi a seguito della repressione decisa dal Governo Israeliano nei confronti dei Gazawi, ma anche la capitalizzazione di Econergy Renewable Energy Ltd ECNR è notevolmente incrementata: il valore delle azioni quotate è infatti passato dai 1.000-1.200 ILa prima del 7 ottobre 2023 a circa 4.050-4.080 ILa del 14 novembre 2025.

Un incremento ben superiore agli incrementi medi conseguiti da altre imprese operanti nello stesso settore (prevalentemente la realizzazione di impianti FER in UE) e quotate in altre piazze finanziarie.

Econergy Renewable Energy Ltd ha dunque beneficiato, anche in assenza di responsabilità dirette, di questo assurdo trend al rialzo della Borsa di Tel Aviv, piazza impropriamente “premiata” dai mercati finanziari per le azioni belliche intraprese dal Governo a guida Netanyau.

Econergy Renewable Energy Ltd ha però tra i propri partner finanziari ed assicurativi il gruppo Phoenix (PHOE), altra società israeliana quotata alla borsa di Tel Aviv (il titolo è triplicato, passando da 3.470 Ila prima del 7 ottobre 2023 al valore di 13.600 Ila del 14/11/2025).

Come dimostrato da precedenti ricerche di Who Profits, Phoenix e altre importanti compagnie assicurative israeliane sono complici del finanziamento della costruzione degli insediamenti, dei progetti di trasporto degli insediamenti, dello sfruttamento delle risorse naturali occupate (ndr: tra queste rientrano le energie rinnovabili) e del complesso militare-industriale di Israele, sia direttamente sia attraverso le loro partecipazioni in altre società complici. Si veda al link che segue:

(https://www.whoprofits.org/companies/company/7348?the-phoenix-holdings)

Questo Circolo ricorda inoltre che il settore delle energie rinnovabili in Israele è sotto accusa in quanto le potenze occupanti, secondo l’art. 55 della IV Convenzione di Ginevra, non possono utilizzare le risorse naturali dei territori occupati per fini propri o esclusivi della propria popolazione. La produzione di energia rinnovabile a fini commerciali in questi contesti è dunque una violazione del diritto internazionale. Il centro di ricerca Who Profits ha pubblicato nel 2024 il report dal titolo “Greenwashing Dispossession: the Israeli Renewable Energy Industry” documentando che una parte rilevante degli impianti fotovoltaici si trova nei territori palestinesi occupati della Cisgiordania, all’interno o nei pressi di insediamenti illegali secondo il diritto internazionale (allegato).

Per tali ragioni stigmatizza fortemente questo investimento israeliano nel biellese poiché parte delle risorse finanziarie necessarie sono state conseguite grazie a questo “premio bellico” e al contributo di un partner fortemente coinvolto a sostegno delle illegali azioni perpetrate da Israele nei confronti del popolo Palestinese. Tali risorse devono, pertanto, essere considerate “risorse insanguinate”.

Chiede dunque alla Provincia di Biella di agire con coraggio:

  1. disponendo una immediata sospensione del procedimento relativo alla istanza presentata da ECONERGY SOLAR PARK 3” S.r.l.
  2. illustrando contestualmente al Governo la necessità di adempiere agli obblighi internazionali per evitare qualsiasi forma di complicità nel genocidio e per prevenire ulteriori crimini, ancora in corso, disponendo anche sanzioni economiche che sono notoriamente la modalità più efficace, senza far uso della forza, per fare desistere gli stati da comportamenti criminali.
  3. chiedendo conseguentemente che sia esclusa per le società Israeliane e per le rispettive ramificate europee/internazionali, e nel caso concreto in procedura presso la Provincia di Biella, la possibilità di investimenti in Italia.

Le disposizioni internazionali, nel momento in cui si rilevi il rischio che possa configurarsi il crimine di genocidio, obbligano infatti gli stati ad adottare tutte le misure necessarie per prevenirlo e per evitare qualsiasi forma di complicità. Questo obbligo si è manifestato dal 26 gennaio 2024, quando la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia ha riconosciuto l’esistenza di un rischio plausibile che Israele potesse commettere atti di genocidio contro la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza.

L’Italia, occorre tenere presente, è stata denunciata da più volte alla CPI per complicità diretta con lo Stato di Israele per l’attuazione e il sostegno al genocidio (forniture varie e cooperazione militare, ecc.) e non ha messo in atto e adottato alcuna sanzione nei confronti di Israele, tra cui le sanzioni economiche con limitazioni commerciali ed imprenditoriali alle società con sede legale in Israele (comprese le ramificazioni europee/internazionali di tali società) diversamente da quanto fatto per il conflitto Russo-Ucraino: un indubbio sostegno, se pur  indiretto, all’azione criminale di Israele e tra i fattori che hanno favorito il rialzo dei titoli della borsa di Tel Aviv.

Il Circolo Tavo Burat ha concluso le proprie osservazioni chiedendo, in prima istanza, che la procedura sia sospesa stante la necessità di illustrare preliminarmente al Governo la problematicità degli investimenti israeliani nel territorio tenuto conto dei procedimenti disposti dalla CPI e TPI nei confronti di Israele e le denunce di complicità nei confronti dell’Italia stessa. In subordine ha chiesto che non sia rilasciato il positivo parere di compatibilità ambientale per le ragioni tecnico ambientali sovraesposte.